Robert M. Pirsig è morto ieri

Robert M. Pirsig è morto ieri

Robert M. Pirsig, il cui romanzo “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” è diventato un classico milioni di copie vendute dopo più di 100 editori rivolti verso il basso, è morto.

“Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Motocicletta” (1974, traduzione italiana, Adelphi, 1980) è stato un grande successo, di vendite ma soprattutto culturale, diventando un libro citato e discusso, scambiato, sottolineato, annotato. E non solo negli Stati Uniti. Autobiografia di un viaggio in cui l’autore e il figlio Chris (morto nel ’79 durante una rapina), attraversano in motocicletta gli Stati Uniti dal Minnesota alla California. Una ricerca della conoscenza, dell’Io primitivo la radice di sé, più inquieta e più oscura e lo scetticismo dei valori moderni, mescolando principi di saggezza Zen; ma anche raccontare una storia personale di un rapporto padre e figlio.

La storia personale dell’autore – accidentata, segnata da un’intelligenza precoce e problematica, e dall’esperienza, negli anni Sessanta, dell’elettroshock – si rivela progressivamente nelle pagine di “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”. La situazione più rassicurante e in apparenza serena – il viaggio di un padre e di un figlio – diventa il pretesto di uno scavo interiore dall’esito imprevedibile. A conquistare valanghe di lettori a ogni latitudine, è il tono della narrazione: Pirsig è affabile, come uno zio appena tornato da luoghi impervi, un guru involontario, devoto alla natura, “into the wild”. Sentenzioso il giusto, fornisce massime di vita (“Il viaggio: esperienza dell’altro, formazione interiore, divertimento e divagazione, in una parola, metafora della vita”) e salda lo spirito “on the road”, l’anima di hippy cresciuto (ma si schermiva se definito così) a un’intensità emotiva magnetica, da filosofo del quotidiano.

 

“Non c’è nulla di più rivoluzionario che far bene ciò che si fa”