Erano le 17.58 del 23 maggio 1992

Erano le 17.58 del 23 maggio 1992

 

Venticinque anni fa muore assassinato Giovanni Falcone nell’attentato passato alla storia come la “strage di Capaci”, una strage che ha aperto una ferita impossibile da cancellare. Giovanni Falcone ha combattuto per anni la mafia pur sapendo che la propria vita era in pericolo.

Giovanni Falcone. "È tutto teatro. Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso."

Giovanni Falcone. “È tutto teatro. Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso.”

Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tutti gli uomini della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

Nel tragitto da Punta Raisi a Palermo, all’altezza dello svincolo autostradale di Capaci, un ordigno di potenza inaudita travolge la Fiat Croma blindata su cui viaggia il giudice Giovanni Falcone e le due auto della scorta. Falcone è, insieme a Borsellino, il simbolo della lotta dello Stato alla mafia, esemplificata dal maxiprocesso, che mette alla sbarra i più importanti boss di Cosa Nostra e termina,il 16 dicembre 1987, con la condanna per 360 dei 475 imputati. Nell’esplosione, perdono la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti Rocco Di Cillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro.

 

Giovanni Falcone viene trasportato sotto stretta scorta di un corteo di vetture e di un elicottero dell’Arma dei Carabinieri presso l’ospedale civico di Palermo. Gli altri agenti e i civili coinvolti vengono anch’essi trasportati in ospedale mentre la polizia scientifica eseguì i primi rilievi ed il corpo nazionale dei Vigili del Fuoco provvide all’estrazione dalle lamiere i cadaveri – resi irriconoscibili – degli agenti della Polizia di Stato di Schifani, Montinaro e Dicillo. Intanto la stampa e la televisione iniziarono a diffondere la notizia di un attentato a Palermo e il nome del giudice Falcone trova via via conferma. L’Italia intera sgomenta, trattiene il fiato per la sorte delle vittime con tensione sempre più viva e contrastante, sinché alle 19:05, a un’ora e sette minuti dall’attentato, Giovanni Falcone muore dopo alcuni disperati tentativi di rianimazione, a causa della gravità del trauma cranico e delle lesioni interne. Francesca Morvillo morirà anch’essa, intorno alle 22:00.

"Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola."

“Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.”

In occasione del venticinquesimo anniversario della strage, i resti di quell’auto, ora conservati in una teca-monumento itinerante presso la Scuola allievi agenti di Polizia di Peschiera del Garda, arriveranno a Capaci per restarci. La “Quarto Savona Quindici”, nome in codice della Croma blindata su cui viaggiavano gli uomini della scorta uccisi nell attentato, sarà infatti collocata all’interno “giardino della memoria”.

L’uccisione di Falcone venne decisa nel corso di alcune riunioni delle “Commissioni” regionale e provinciale di Cosa Nostra, avvenute tra il settembre-dicembre 1991, e presiedute dal boss Salvatore Riina, nelle quali vennero individuati anche altri obiettivi da colpire.

CON IL SUO CORAGGIO CI HA INSEGNATO A NON AVERE PAURA, IL SUO RICORDO NON MORIRA’ MAI.

 

L’intervento di Paolo Borsellino a S. Domenico (21 Giugno 1992)